Il settore dell’energia, in particolar modo quello delle energie rinnovabili, è molto attuale ed in continua crescita. Molte aziende puntano su questo settore per uscire dalla crisi. Nascono nuovi sbocchi occupazionali, con molteplici profili e prospettive di lavoro anche a livello internazionale.
L’energia che crea posti di lavoro
In una situazione economica critica come quella attuale, è facile intuire come una più corretta gestione delle proprie risorse sia fondamentale per permettere ad un’impresa di superare i momenti di stagnazione economica. Tra queste risorse va considerata la stessa energia di cui un’azienda ha bisogno per produrre. L’efficienza energetica e la conseguente eliminazione degli sprechi non sono più solo una questione istituzionale, che dà prestigio all’azienda, quanto piuttosto un vero e proprio investimento, un risparmio che si trasforma in ricchezza, efficacia ed efficienza. La crescita e lo sviluppo dell’imprenditoria delle energie rinnovabili possono portare concreti benefici al pianeta: non solo al suo ecosistema, ma anche all’economia globale e al mercato del lavoro. Nuove imprese nascono, mentre quelle storiche ampliano la loro prospettiva verso le rinnovabili (è il caso di Ansaldo Energia, con la nuova divisione Ansaldo Ricerche). Il settore si arricchisce di nuovi spazi produttivi: la riqualificazione edilizia di una struttura passa anche attraverso la sua effettiva efficienza energetica, e lo stesso vale per i mezzi di trasporto, siano essi pubblici o privati. Nascono così anche nuovi posti di lavoro, necessari a rispondere alla richiesta del mercato.
Formazione e lavoro nel settore energetico
A chi volesse lavorare nelle grosse imprese impegnate nel settore si consiglia la conoscenza di almeno una seconda lingua e la disponibilità a trasferimenti più o meno lunghi all’estero, visto che il mercato dell’energia lavora a livello internazionale. Sono molti i tipi di lavoro che si possono svolgere in quest’area, sia nel settore della produzione di energia “classica” (e quindi legata alla produzione tramite fonti non rinnovabili: petrolio, gas), che in quella più innovativa delle energie rinnovabili. Le stesse imprese che producono impianti di produzione energetica stanno diversificando il panorama dei loro prodotti in tutti i settori, così da rispondere alle diverse domande del mercato: non solo quindi centrali termoelettriche a gas, ma anche a biomasse; e poi ancora impianti eolici, idroelettrici, solari.
Ne consegue che i profili a disposizione sono molti e diversi tra loro: in particolar modo il settore delle rinnovabili è quello che al momento offre più posti di lavoro. Per alcuni economisti, il settore delle energie rinnovabili è in grado di creare più occasioni occupazionali delle industrie che producono energia da fonti fossili e nucleari. L’uso delle energie rinnovabili richiede che vengano ricoperti molti posti di lavoro disseminati sul territorio nazionale, e per cui è richiesta una formazione professionale media, accessibile ai più. Un tecnico che desidera occuparsi di installare pannelli solari può frequentare i corsi di formazione che vengono attivati con una certa regolarità sul territorio italiano. Il settore di produzione di energia tradizionale invece richiede meno personale, ma più qualificato: una persona che lavora in una centrale nucleare deve assolutamente possedere una preparazione approfondita con un’alta specializzazione nel campo; una preparazione a cui non tutte le persone possono accedere.
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In Italia sono presenti diversi centri di ricerca e sviluppo tecnologico nell’ambito delle fonti di energia rinnovabili e di quelle fossili. Si occupano di studiare il futuro della produzione energetica del Paese e del suo impatto sull’ecosistema, in collaborazione con enti pubblici e privati.
Il problema della produzione di energia è sempre attuale: la dipendenza da combustibili fossili implica problemi di inquinamento e di reperibilità. Il dilemma si è più volte soffermato sulla possibilità di sfruttare o meno l’energia nucleare: alcuni la considerano la soluzione più efficace, altri ne temono la pericolosità.
Il rifornimento di energia è una problematica sempre attuale a livello internazionale, e l’Italia non fa eccezione. Il fatto che per la produzione energetica dipendiamo per più del 70% da importazione estera alimenta il dibattito politico e sociale. L’argomento torna a farsi sentire nei periodi particolarmente critici (in inverno e in estate), quando la forte richiesta d’energia (per riscaldamento o climatizzazione) suscita dubbi e timori nei confronti delle riserve italiane.
I primi sforzi italiani nell’ambito della produzione energetica risalgono alla fine del 1800. Da allora, l’investimento industriale nel settore ha portato allo sviluppo di diverse soluzioni energetiche, da quelle dei combustibili fossili a quelle rinnovabili.