L’approvvigionamento energetico in Italia

7.ottobre 2011

Industria&Mercati

Fonti di approvvigionamento energeticoIl rifornimento di energia è una problematica sempre attuale a livello internazionale, e l’Italia non fa eccezione. Il fatto che per la produzione energetica dipendiamo per più del 70% da importazione estera alimenta il dibattito politico e sociale. L’argomento torna a farsi sentire nei periodi particolarmente critici (in inverno e in estate), quando la forte richiesta d’energia (per riscaldamento o climatizzazione) suscita dubbi e timori nei confronti delle riserve italiane.

Lo sfruttamento di fonti rinnovabili in Italia

La produzione di energia elettrica derivata da fonti rinnovabili inizia in Italia già nei primi del Novecento, focalizzandosi soprattutto nel settore idroelettrico: ancora oggi le grandi centrali si trovano soprattutto nella zona delle Alpi, mentre sono meno diffuse nella dorsale appenninica.
Si registra a tutt’oggi la presenza di centrali geotermoelettriche (che sfruttano il calore del vapore che si trova sottoterra) nella regione toscana; l’eolico è sviluppato soprattutto nei territori di Sicilia e Sardegna. Lo sfruttamento del solare è distribuito su tutto il territorio: non costituisce al momento una grossa fetta della produzione energetica, ma si tratta di un settore in crescita, e questo grazie anche ad una forte politica di sensibilizzazione a riguardo. In crescita è anche il settore delle centrali termoelettriche in cui la fonte di combustione non è il petrolio o il gas, ma le biomasse, ovvero i rifiuti (sia quelli urbani che quelli di provenienza industriale). Nonostante lo sfruttamento delle energie rinnovabili acquisisca sempre maggiore rilevanza nel panorama energetico nazionale, è ancora insufficiente. Per coprire il proprio fabbisogno l’Italia ha tuttora bisogno dello sfruttamento di fonti non rinnovabili e dell’importazione di risorse e elettricità.

Fonti non rinnovabili e importazione

In Italia la produzione energetica deriva in larga misura (più del 75% del totale) dallo sfruttamento di fonti non rinnovabili presso le centrali termoelettriche, con il trattamento di combustibili fossili come il petrolio, il carbone, il gas naturale. Un tempo erano i derivati del petrolio a prevalere in questo settore produttivo, mentre attualmente è stato molto rivalutato il gas, sia per una questione di costi (i prodotti petroliferi hanno prezzi alti e molto fluttuanti) che di stabilità dei paesi da cui queste fonti provengono, che di impatto ambientale. Il petrolio importato viene utilizzato anche come carburante; ne consegue che è proprio il gas naturale la prima tra le fonti usate per la produzione elettrica nazionale. L’Italia non possiede giacimenti di gas naturale, e per questo lo importa, soprattutto dalla Russia. Arriva principalmente in forma gassosa, tramite i gasdotti, mentre allo stato liquido viene trasportato via nave, per poi essere processato nei rigassificatori italiani. Oltre ad importare gli idrocarburi dai paesi extraeuropei, l’Italia compra energia elettrica dagli stati vicini, soprattutto dalla Francia e dalla Svizzera. L’energia acquistata viene prodotta in buona parte da centrali nucleari, e viene solitamente importata quella generata di notte, che sul mercato ha un costo molto basso: la centrale nucleare non può infatti modulare la sua produzione, anche se di notte la richiesta di energia è assai inferiore all’offerta. Il “sovrappiù” diventa quindi un prodotto conveniente, che gli stati compratori accumulano durante la notte, per poi rilasciarlo durante il giorno.

Foto: dave51 – FotoliaSimilar Posts:

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